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Perché in Francia non si usa il bidet?

Utilizzato in Italia, snobbato in Francia: la storia del bidet a partire dal '700. Perché il Re Sole rifiutò tale invenzione?

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Forse non tutti sanno che il bidet fu inventato in Francia, guarda caso uno degli stati in cui tale strumento per l’igiene è meno diffuso. Viene dunque spontaneo chiedersi come mai i francesi non abbiano mai utilizzato il bidet. In realtà, la situazione è più complessa di quella che immaginiamo. Tale strumento igienico-sanitario venne creato da Alphonse Bidet, valdostano trapiantato a Parigi. Una volta ideata l’invenzione, monsieur Bidet corse da Luigi XIV (il Re Sole) per presentargliela, ma ebbe dal sovrano francese un netto rifiuto.

Luigi XIV, in verità, comprendeva l’utilità dell’invenzione di Bidet, ma il Re Sole non aveva intenzione di trattare il proprio fondoschiena come se fosse una faccia. Detto in parole più semplici: il posteriore, a detta del sovrano francese, era una parte del corpo non così importante da dedicarle addirittura un utensile per l’igiene come il bidet. Come già precisato, Alphonse Bidet non era francese ma italiano e alla fine la sua invenzione, così invisa ai nostri cugini d’Oltralpe, ebbe grande fortuna nel nostro paese, grazie soprattutto ad Antoine, nipote di Alphonse e tenente al servizio di Napoleone Bonaparte.


“Per Luigi XIV il fondoschiena non era così importante”


Il business passa in mano a Des Rosiers

Alcuni discendenti di Bidet proposero, in seguito, l’invenzione del loro avo alla regina Vittoria, ma anche il Regno Unito rifiutò quello strano oggetto, in quanto sua maestà lo riteneva troppo scomodo. Ad avere interesse per il bidet fu però un francese, un tal Christophe Des Rosiers, che acquisì i diritti dell’invenzione di Alphonse Bidet, iniziando a commercializzarla. La famiglia Bidet quindi cadde pian piano nell’oblio, tanto che al giorno d’oggi molti ritengono che la parola “bidet” derivi da “pony” per via della posizione che si assume quando ci si siede su di esso, proprio come se si fosse in groppa a un cavallino.

Il bidet a Versailles

Nella reggia di Versailles furono montati diverse centinaia di bidet, per poi essere dismessi tutti nel giro di pochi anni, in quanto vennero ritenuti di poca utilità. Era il ‘700, un secolo in cui l’igiene personale non veniva sentito come una necessità primaria, neanche dai nobili. Non a caso, si dice che Luigi XIV si lavasse molto poco, così come consigliatogli dai suoi medici, al fine di evitare di contrarre malattie. Da questa (in realtà malsana) abitudine, pare sia nata la consuetudine di utilizzare il profumo per coprire il cattivo odore del corpo.

Un oggetto per prostitute

Può sembrare un paradosso, ma le prostitue utilizzavano il bidet più di nobili e ricchi e, proprio a causa di ciò, tale strumento fu disprezzato per molto tempo ancora, fino al ‘900. Negli anni ’70 si decise di eliminarlo dalle abitazioni private per motivi economici ma anche di spazio. In Italia le cose stavano molto diversamente, tanto che il bidet fu utilizzato a partire dal diciottesimo secolo. La prima a volerlo fu la regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, la quale ne pretese un esemplare all’interno della sua reggia a Caserta.

Apprezzato nel sud Italia

L’uso frequente del bidet per l’igiene intimo si deve dunque al sud Italia e all’iniziativa della regina Maria Carolina che ignorò del tutto i bigotti pregiudizi francesi, che consideravano il bidet come uno “strumento di lavoro da meretricio”. Quindi la fonte dell’utilizzo quotidiano dell’oggetto è il Regno delle Due Sicilie. L’abitudine di utilizzare il bidet si espanse poi nel resto dell’Italia post-unitaria. Non a caso, al nord il bidet era praticamente sconosciuto in un primo momento. Quando i funzionari sabaudi si trovarono nella reggia di Caserta, facendo l’inventario degli oggetti presenti all’interno del palazzo, descrissero il bidet come “un oggetto per uso sconosciuto a forma di chitarra”.

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