Quando si parla di Wimbledon, tennisti e look bianco sono un connubio indissolubile. In questo articolo spieghiamo come mai gli sportivi devono vestirsi con abiti di tale colore durante gli incontri del celebre torneo di tennis londinese, che si svolge presso l’England Club. Tornando al vestiario, le regole di Wimbledon sono molto rigide in questo caso. L’obbligo di vestirsi con abiti candidi è una norma che sussiste dalla prima edizione del torneo svoltasi nel 1877, quando all’epoca vi partecipavano solamente lord e persone appartenenti alla ricca borghesia.
I tennisti di una volta? Tutti ricconi
Solo i ricchi e gli aristocratici un tempo partecipavano al torneo di tennis di Wimbledon. Le uniche categorie che, peraltro, potevano permettersi di avere vestiti sempre lavati e profumati. La regola di vestirsi di bianco venne ufficializzata nel 1963 quando il bianco fu adottato come colore esclusivo dell’evento. Il motivo è semplice: per differenziarsi dagli altri tornei. In un primo momento era un “prevalentemente bianco” che nel 1995 divenne “quasi tutto bianco” l’Ordine del Grande Slam d’Inghilterra ha parlato chiaro: “suole delle scarpe, intimo e accessori devono essere assolutamente bianchi“.
“Colore bianco per differenziarsi da altri tornei”
Ma la cosa non finisce qui: il bianco deve essere puro, non sono accettati, infatti, indumenti di colore bianco sporco o bianco panna. Le uniche eccezioni consentite sono indossare accessori di colore diverso sulle maniche e sul collo, con una linea che non deve andare oltre il centimetro. Lo stesso vale per i loghi dello sponsor e i cappellini. Piccola curiosità: quello di Wimbledon è il terzo del Grande Slam in ordine cronologico dopo l’Australian Open e gli Open di Francia. Dopo Wimbledon tocca agli US Sports.
L’importanza del colore bianco
Come abbiamo già precisato il bianco indicava purezza, nobiltà, era dunque il simbolo dell’alta borghesia. Era il colore che differenziava tale classe sociale dalle altre. Inoltre, il bianco non attira il sole e nasconde le macchie di sudore. In simbologia, il bianco è considerato non a caso il primo tra tutti i colori. Rappresenta la catarsi, la pace e la serenità. Un nuovo inizio. È correlato al bene, in quanto tale colore è proprio della luce, del Paradiso e quindi è il colore di Dio. Il bianco inoltre agevola l’ordine e la purezza della nostra mente.
I trasgressori di Wimbledon
Negli anni passati è capitato che qualche tennista dovesse fare i conti con la rigida regola di vestirsi di bianco a Wimbledon. Nel 2013, ad esempio, Roger Federer fu obbligato a cambiare le scarpe, in quanto la suole dei suoi calzari erano di colore arancione. Federer, in quel caso, aveva un incontro con il rumeno Hanescu. Gli inglesi, del resto, sono molto tradizionalisti. La tradizione per questo popolo è sacra, un pò come nel paese del Sol Levante, in cui l’antico e il folklore convivono armoniosamente con la società tecnologica e rumorosa tipica dei giorni nostri.
I casi di Tatiana Golovin e Venus Williams
Tatiana Golovin, tennista francese di origine russa, visse una situazione alquanto imbarazzante sul campo di Wimbledon. Nel 2007 si parlò di lei in quanto indossava sotto l’abito bianco alcuni shorts di colore rosso fuoco. Tuttavia, in qual caso, a Golovin fu comunque concesso di scegliere un colore a piacimento. Bisogna però specificare come in quell’anno la biancheria intima era ancora esentata dal dress code di Wimbledon. A finire nel mirino delle critiche fu tuttavia anche Venus Williams dieci anni dopo, nel 2017. La sorella maggiore di Serena Williams fu infatti costretta a cambiare reggiseno quando, durante un match contro Elise Mertens, si intravidero le spalline rosa.
Quali pene per i trasgressori?
I tennisti che trasgrediscono il dress code di Wimbledon non subiscono alcuna pena pecuniaria, ma solamente un’ammonizione verbale. Possiamo anche fare menzione del caso di Serena Williams, accusata di indossare scarpe con una suola troppo accesa. Si pretende quindi un look nobile, ma allo stesso tempo sobrio, in rispetto al proprio avversario e al pubblico che assiste all’incontro. La prima polemica per il mancato rispetto del dress code risale, tuttavia, al 1949. Protagonista Gertrude Moran, che indossava una gonna giudicata fin troppo corta e una biancheria intima di pizzo.




