Il sushi è una ricetta della tradizione gastronomica giapponese. Viene preparato con impiego di riso, pesce crudo, alghe nori e – in alcuni casi – con altri ingredienti come verdure e uova. Negli ultimi decenni è diventata una moda molto diffusa mangiare sushi anche in Occidente, sia nei diversi ristoranti orientali disseminati su tutto il territorio nazionale, sia comprato già pronto nei supermercati e mangiato a casa.
Qualsiasi sia la tipologia di sushi che decidiamo di mangiare, pare che una volta iniziato non ci sia modo di fermarsi e che, come le proverbiali ciliegie, una porzione di sushi tiri l’altra. Ma perché il sushi crea dipendenza? Cosa si nasconde nella ricetta di questo antico piatto di origine giapponese?
“Negli ingredienti il segreto della dipendenza da sushi”
Sushi in tante varianti
Ci sono diverse tipi di sushi, differenti fra loro a secondo degli ingredienti e della forma che è stata data loro nel momento della preparazione. Si va dal nigiri, semplice rotolino aperto, al yemaki che oltre al riso e al pesce contiene anche alcune specie di verdure; dall’oshi, tagliato a fettine, al sushimi con solo pesce crudo fino al più elaborato uramaki, preparato con riso, sesamo, polpa di granchio, cetriolo e avocado.
Cosa crea la dipendenza da sushi?
Non è tanto il sushi nel suo complesso a creare una sorta di dipendenza, ma i singoli ingredienti con cui è preparato che inducono alla sensazione irrefrenabile di volerne mangiare ancora e ancora, sempre di più. Cominciamo con il riso: è l’ingrediente principale del sushi. Viene cotto in aceto che provoca un picco glicemico nel sangue. Questi zuccheri inviano al cervello una richiesta di altro ancora, come se non si riuscisse a smettere di mangiarne; inoltre, se non metabolizzati in fretta, gli zuccheri produrranno insulina, che a sua volta libererà il triptofano e di conseguenza la serotonina, nota anche come ormone del buonumore o ormone della felicità.
Ma c’è dell’altro. Anche le alghe e il pesce hanno la loro “responsabilità” sulla dipendenza da sushi. Le alghe in cui viene avvolta questa specialità orientale contengono il glutammato di sodio la cui caratteristica principale è quello di esaltare la sapidità, attivando e coinvolgendo tutti i sensi. Il pesce contenuto nel sushi è un afrodisiaco naturale e in quanto tale stimola le terminazioni nervose. Ecco perché il sushi crea dipendenza: sembra non saziarci mai e ci mette in una condizione di benessere psico-fisico.
Il sushi fa male?
Anche se è stato appurato – come appena spiegato – come e perché il sushi crea dipendenza è necessario puntualizzare che non si tratta di una vera e propria dipendenza dannosa per il nostro benessere e per la nostra salute. C’è però da puntualizzare che è meglio non eccederne nel consumo, né di sushi, né di altri alimenti, ricordandosi che mangiare troppo non fa mai bene. In più bisogna stare sempre attenti sulla qualità e la freschezza del pesce con cui viene preparato, per non incorrere in intossicazioni e intolleranze.




