ScienzaPerché le dita scrocchiano?

Perché le dita scrocchiano?

Alcuni scienziati hanno affrontato la questione, tramite un modello matematico

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Se notate, quando per stress o per divertimento, in compagnia di amici, facciamo scrocchiare le nostre dita, si sente un rumore simile a uno scoppio. Alcuni studiosi hanno affrontato la questione tramite un modello matematico. Per alcuni scrocchiare le dita dà un senso di sollievo, per altri il rumore che si fa è alquanto fastidioso. Nonostante sia un gesto così semplice, su di esso sono stati spesi decenni di letteratura scientifica, che ci crediate o no.

Come mai le dita scrocchiano? Lo studio pubblicato su Scientific Reports

Come mai le dita scrocchiano? Le ipotesi sono contrastanti. Uno studio pubblicato su Scientific Reports sembra fare, tuttavia, un pò di ordine sul dilemma. La spiegazione più concreta allo scoppio che fanno le dita mentre si scrocchiano fu avanzata nel 1971. Il “croc” che si sente potrebbe essere dato dallo scoppio di bollicine che si formano nel liquido sinoviale, un fluido che agisce come lubrificante delle articolazioni. Ci riferiamo alle strutture che mettono in comunicazione due o più ossa.


“Le dita scrocchiano a causa dello scoppio di bollicine”


Cosa succede quando si stirano le dita?

Ogni volta che si stirano le dita, il liquido sinoviale si espande e ciò porta alla formazione di bolle. Si tratta del fenomeno della cavitazione, lo stesso fenomeno che porta alla formazione di bollicine di CO2 all’interno di una lattina di una bibita aperta. Quando queste bolle collassano producono rumore a causa della compressione. Le bolle all’interno del liquido sinoviale sono formate da ossigeno e idrogeno che si combinano e tornano al loro precedente stato dopo che il dito è stato scrocchiato. Ecco perché non è possibile scrocchiare le dita due volte di seguito.

Una nuova teoria

La teoria che abbiamo poc’anzi spiegato sembrava avere una certa validità per il fatto che le dita appena scroccate non emettono più alcun rumore per almeno venti minuti. Tanto è il tempo necessario affinché si formino nuove bolle. Un’ipotesi apparentemente concreta, finché nel 2015 uno studio in risonanza magnetica ha dimostrato che anche dopo lo scrocchio, le bolle continuavano a essere presenti. A fare ulteriore luce sulla questione è stato il dottor Vineeth Chandran Suja dell’università di Stanford.

Lo studio di Suja

Dato che è molto difficile visualizzare bolle del raggio di duecento micrometri (ovvero duecento volte un millesimo di millimetro) con strumenti diagnostici, Vineeth Chandran Suja, dottorando che studia la formazione di bolli nei fluidi industriali, ha deciso di fare luce sul tema, tramite una metodologia squisitamente matematica. Sulla scheda web del ricercatore è riportato precisamente il cuore del suo lavoro, ossia che le bolle e gli aggregati di bolle sotto forma di schiume sono onnipresenti in natura.

Suja ha  creato un modello di una bolla di cavitazione nel liquido sinoviale sottoponendolo, virtualmente, a sollecitazioni di pressione. Ha dunque analizzato le onde acustiche formate dalla deformazione della bolla scoprendo che corrispondono in maniera precisa al rumore delle dita scrocchiate, anche nel caso in cui la bolla collassa non scomparendo però del tutto. Il collasso improvviso causa la variazione di pressione, che è percepita all’esterno sottoforma di suono. Il suono a cui ci riferiamo è molto acuto, tanto da poter raggiungere anche gli ottantatré decibel.

Un’abitudine diffusa tra gli adolescenti

Scrocchiare le dita è un’abitudine comune tra molti adolescenti, ma spesso questo gesto è praticato anche da molti adulti come “ammazza stress“. Un atto che, per chi è abituato, viene fatto spesso di riflesso e che genera anche piacere per alcuni secondi. Tuttavia, nel caso in cui questo gesto provocasse dolore, sarebbe opportuno non farlo. Sarebbe bene, infatti, comprendere prima la causa di questo dolore. Secondo una credenza infondata, scrocchiare le dita sarebbe deleterio e genererebbe artrosi. Una convinzione errata, in quanto non sostenuta da nessuno studio scientifico. Tale gesto non porta di base ad alcun danno fisico.

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