Salute e BellezzaAlimentazionePerchè non si frigge con l'olio di oliva?

Perchè non si frigge con l’olio di oliva?

È solo una diceria o realtà?

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Una delle motivazioni per cui l’Italia è conosciuta nel mondo è la sua cucina. Un ingrediente essenziale che non puoi mai mancare sulle tavole degli italiani è l’olio d’oliva che viene utilizzato a crudo per condire zuppe ed insalate, ma, nel sud Italia, è anche utilizzato come conservante naturale per i cibi.

Una domanda che molti si fanno è perché l’olio d’oliva non viene usato per friggere? Vediamo insieme se si può utilizzare o meno l’olio d’oliva e perché.


“Diventa tossico a temperature molto alte”


Si può utilizzare l’olio d’oliva per friggere?

In realtà il fatto di non utilizzare l’olio d’oliva per la frittura è una convinzione secondo cui gli olii di seme (in particolare quello di girasole) siano più leggere rendendo anche la frittura più leggera. Ma questo è un falso mito, non solo l’olio extravergine di oliva è l’olio più adatto in assoluto per i cibi, ma con la frittura in particolar modo, l’olio extravergine di oliva ha un punto di fumo più alto, ovvero diventa tossico a temperature molto molto alte. Meglio dell’olio extravergine di oliva ci sono solo lo strutto (punto di fumo a 260°) e l’olio di palma raffinato (punto di fumo a 240°).

Un altro punto a favore della frittura con l’olio extravergine d’oliva è che quest’ultimo ha anche un’azione di combattimento sui radicali liberi del nostro organismo, evitando appunto i tipici effetti indesiderati. Inoltre, gli stessi radicali assicurano stabilità all’olio extravergine di oliva e garantiscono resistenza e inalterabilità in fase di cottura rispetto agli oli di semi.

Per punto di fumo si intende la temperatura raggiunta la quale un grasso alimentare, olio vegetale o grasso animale inizia a ossidarsi, ovvero rilasciare un fumo visibile e produrre sostanze nocive, tra le quali acroleina, tossica per il fegato e irritante per lo stomaco

L’olio di semi invece… è pericoloso?

Altro luogo comune da sfatare è quello di utilizzare l’olio di semi, visto che quest’ultimo ha più grassi come l’omega 3 e l’omega 6 e, di conseguenza, si altera a temperature più basse rispetto all’olio di oliva, quindi raggiunge più facilmente il punto di fumo. Questo porta l’olio di semi ad aumentare il grado di nocività e di tossicità. Il risultato è che, a seguito del suo surriscaldamento, che porta l’olio di semi ad essere bollente, lo rende anche danneggiato, per nulla leggero a livello digestivo, corrosivo per il fegato e cistifellea.

C’è anche da dire che il fatto che l’olio di semi sia più economico è frutto di un lungo processo che lo porta ad avere un odore quasi assente, come anche il sapore, oltre a privarlo dei migliori nutrienti e di arricchirlo di grassi nocivi per la nostra salute.

Dove buttare l’olio della frittura?

Indipendentemente da quale olio utilizziamo, alla fine del suo utilizzo, molti hanno la pessima abitudine di gettare l’olio nel lavandino o nello scarico della cucina. Il problema è che questo è molto pericoloso per la nostra cucina.

La cosa migliore da fare è darlo a una ricicleria pubblica oppure versarlo in appositi contenitori che alcuni comuni hanno inserito in diversi punti della città. Ciò però non è presente in tutte le città quindi si può anche chiedere alle aziende specializzare se hanno bisogno di olio per ricavarne combustibile.

Il procedimento per conservare l’olio usato è sempre lo stesso: una volta terminato di friggere, si aspetta che l’olio si raffreddi per poi versarlo in bottiglie o barattoli di plastica o di vetro. Un litro di olio rende non potabile circa un milione di litri d’acqua, lo stesso quantitativo di acqua che beve una persona per 14 anni della sua vita.

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