Lo notiamo particolarmente dopo un temporale, specialmente molto intenso, in cielo si forma un fenomeno meteorologico ottico-atmosferico che tutti ci divertiamo a fotografare: l’arcobaleno.
Possiamo definire l’arcobaleno un arco arrotondato formato da dei fasci di luce colorata. Ma perché la natura ci regala questo fenomeno? Perché si forma l’arcobaleno?
“LA LUCE DEL SOLE PASSA ATTRAVERSO LE GOCCIOLINE DI ACQUA”
Come si forma l’arcobaleno?
In realtà, la creazione dell’arcobaleno si basa su due fenomeni fisici: la rifrazione e la riflessione.
Si chiama rifrazione quel fenomeno naturale secondo cui la luce del sole passa attraverso le goccioline di pioggia e, passando attraverso quest’ultima, si divide in raggi di vari colori creando cos’ l’arcobaleno che, al nostro occhio, si presenta come una serie di fasce di vari colori, solitamente i sette colori principali: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro indaco e violetto.
Gli arcobaleni visivamente più belli sono quelli quando il cielo non è ancora libero dai nuvoloni temporaleschi e si vede questo ponte tra il brutto e il bel tempo.
L’effetto dell’arcobaleno non si presenta solo quando c’è stato un temporale, ma in presenza di luce e di ogni zampillio di goccioline d’acqua, come ad esempio vicino a una cascata o vicino a una fontana: l’acqua zampilla molto velocemente e quindi è molto semplice che le goccioline d’acqua vengano attraversate da raggi di luce.
La storia dell’arcobaleno
Fin dall’inizio della storia possiamo vedere come i popoli antichi rimanevano affascinati da questo fenomeno imputando la sua creazione alle divinità.
Per esempio, nella Bibbia, l’arcobaleno fu creato da Dio dopo il diluvio universale, come promessa a Noè che non avrebbe mai più creato un secondo diluvio universale. Nella filosofia buddista, l’arcobaleno è la scala che usa Buddha per salire al cielo, mentre invece in Cina l’arcobaleno simboleggia l’armonia dell’universo, lo ying e lo yang.
Infine, anche gli antichi Celti credevano che dietro all’arcobaleno ci fosse la mano di esseri magici: i Lepricauni. L’arcobaleno, infatti, veniva visto come un mezzo per arrivare alla leggendaria pentola d’oro, una pentola che rendeva ricco chi la usava. I Lepricauni erano visti come i custodi di questa pentola d’oro, e quindi, la leggenda si lega a un’altra che vuole che degli umani abbiano rapito uno di questi folletti e che quest’ultimo, in cambio della libertà, abbia rivelato appunto che la pentola d’oro si trovava alla fine dell’arcobaleno ma non solo. Pare che questo folletto abbia rilevato la sua posizione esatta e che quegli umani abbiano avuto una punizione: avevano la possibilità di trovare l’oro che dava la pentola magica, ma questo oro veniva celato ai loro occhi e quindi avrebbero passato la vita a cercarlo.
La spiegazione scientifica sulla formazione dell’arcobaleno di Aristotele e Cartesio
Il primo che si interrogò però sulla formazione dell’arcobaleno fu Aristotele, che cercò una spiegazione scientifica alla presenza dell’arcobaleno dopo la pioggia, descrivendolo, nel suo trattato Metereologia, come un arco che non riesce a formare una circonferenza, ma allo stesso tempo da delle informazioni sull’arcobaleno, come il fatto che non si forma se è un afoso mezzogiorno d’estate, poichè il sole è troppo alto all’orizzonte.
Bisogna però imputare a Cartesio la teoria della rifrazione e della riflessione, che porta alla creazione dell’arcobaleno. Come fece? Semplicemente facendo un esperimento, dove una fiasca sferica interagiva con delle gocce d’acqua. Cartesio riempie la fiasca circolare e fece vedere come, al contatto col sole, si creasse un arcobaleno. Per i colori immaginò che questi ultimi nascessero dallo scontro di piccolissime sfere l’una contro l’altra, creando i colori.




